Per capire, era necessario camminare. Lo spazio del terremoto non si vede da lontano, non si vede dallalto: si avverte solamente quando lo si incontra, in una sorta di impatto frontale. È necessario camminare, andare a cercare lo spazio e poi tornarci, annusare laria e ascoltare il movimento del proprio corpo. È necessario guardare ed essere guardati, anche se spesso non cè nessuno: sono gli edifici stessi, le case svuotate, i terreni incolti, le rovine puntellate ad ospitare gli sguardi. Abbiamo incontrato viventi ma anche spettri, presenze ormai abituate le une alle altre, capaci di coabitare. Non con serenità , perché non cè nulla di sereno nello spazio del terremoto. Un racconto di atmosfere, di sentimenti incontrati nellaria, di corpi che si agitano e risuonano, di distruzione e ricostruzione. È la storia dei paesaggi e delle case, delle finestre affacciate al sole e delle rovine, dei cieli sopra il Gran Sasso e anche del nostro sguardo, che ha incrociato quello delle montagne.
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