Impegno civile, valenza sociale, recupero della memoria collettiva sono solo alcuni dei tratti del cosiddetto teatro di narrazione, una forma di spettacolo che, forte di una comunicazione franca e diretta con il pubblico, non rinuncia allo statuto di opera d’arte. Da Ascanio Celestini a Marco Paolini, un’analisi del fenomeno che dagli anni Ottanta ha interessato il nostro teatro, trasformando il “personaggio†in cantastorie, ovvero nell’attore-autore che assume il ruolo di filtro con il suo racconto, fra gli spettatori e i protagonisti della messa in scena.
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