La ricerca di Giorgio Petrocchi ha sempre osservato, con finezza e pacato ascolto dei testi e degli autori, quel manifestarsi - in ogni opera di creazione - di «segnali e messaggi» dinteriorità , altrettanto l«ardente luminosità » degli eroi manzoniani, quanto le «perplessità morali» del Tasso, giudicate con «magnanima, veneranda, dolce e mansueta» serenità , come avrebbe detto il suo Gioberti. Del suo stile critico dovremmo dire quanto lo stesso Petrocchi attribuiva a Borges: «con la sua sete inesauribile di esperire e di sapere, col suo sottilissimo calamo di pietà , con la sua ansia morale, la sterminata cultura, laffabilità e il nitore della scrittura, il ritmo suggestivo della pagina».
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