Lanno dellambiguo materno: note, appunti, illuminazioni da un seminario al Centro Culturale Virginia Woolf 1982

Lanno dellambiguo materno: note, appunti, illuminazioni da un seminario al Centro Culturale Virginia Woolf 1982

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Alessandra Bocchetti
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05-06-2022
2022
9788894380729
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Lanno dellambiguo materno è linsieme di pensieri e riflessioni fatte da Alessandra Bocchetti durante il seminario che tenne nellanno 82-83 al Centro Culturale Virginia Woolf di Roma. Il Virginia Woolf, fondato nel 1978 e attivo fino al 1996, fu uno dei luoghi più autorevoli del femminismo italiano. Riattraversare la cultura, produrre politica e libertà femminile, questo è quello che le donne facevano in quel luogo, cioè, a partire dalla loro esperienza, rileggere, salvare o rigettare quello che erano i pensieri, le filosofie, le interpretazioni, le scienze. Era lo spazio per eccellenza del pensiero critico femminile. A frequentarlo erano donne diversissime tra loro, questo è stato il miracolo. Iscritte allo stesso seminario potevano trovarsi, gomito a gomito, donne con tre lauree con donne che avevano solo la quinta elementare, un insieme magico che ha sempre portato dei grandi risultati. In comune: la passione del pensiero, la voglia di rispondere alla domanda Che cosa è una donna solo con la propria testa, fare pulizia dei pregiudizi, sentirsi pensare insieme ed essere audaci. A partire dallanno 82/83 venne introdotto il tema unico, una ipotesi di ricerca comune per i vari seminari. Il primo fu appunto Lambiguo materno. Il tema dellambiguità del materno, inteso come amore, come passione e insieme come un modo di stare al mondo, la nostra adorata Virginia Woolf laveva messo a tema a suo tempo, invitandoci noi tutte figlie, prima che madri, alla complicità criminale; perché con gesto niente affatto irresponsabile, noi figlie uccidessimo la madre —quella madre angelo del focolare che contribuiva giorno dopo giorno a creare il padre e il figlio e il fratello. Perché questo aveva capito Virginia; e cioè, quello che sempre diceva mia madre, rievocando un luogo comune, che senzaltro a lei aveva tramandato sua madre: ci vuole una donna per fare un uomo. Cioè a dire, le nostre madri erano state complici nel coltivare una certa idea di uomo. E una certa idea di mondo. Ma si poteva, acquistando coscienza della nostra potenza, cambiare: cambiare il mondo, cambiare gli uomini — figli, padri, compagni. Smettere di sentirsi vittime, smettere di obbedire — noi lo stavamo facendo. (dalla prefazione di Nadia Fusini).

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