«Nel capitolo conclusivo di Le pli, dopo aver attraversato, sulle tracce del pensiero leibniziano, alcuni crocevia fondamentali e decisivi della civiltà europea del seicento — lestetica, la metafisica, la matematica, la pittura, la poesia, larchitettura — Deleuze definisce lidea di barocco come piega che va allinfinito, come movimento ricco di sovrapposizioni, di differenze, di contraddizioni. In questa prospettiva, egli riprende, risignificandola su nuovi registri, la lettura suggerita da Walter Benjamin, il quale aveva posto al centro del barocco il concetto di allegoria, da intendere non come un simbolo mancato o una pietrificazione astratta, ma come «una potenza di figurazione del tutto differente da quella del simbolo». E se il simbolo compone leterno con listante, quasi al centro del mondo [...] lallegoria scopre la natura e la storia seguendo lordine del tempo, fa della natura una storia e trasforma la storia in natura, in modo che non ha piú centro. In questi rilievi sono le linee di una filosofia aperta, radicalmente problematica, il cui fondamento è nellidea di differenza, che si dà come organismo vivente, come mondo di simulacri liberi, di eventi, sottratti alla tirannia dellidentità e della somiglianza. Essa costituisce lorizzonte teorico del libro di Leopoldo Repola, il quale non ha voluto offrirci un mero contributo storico-filologico, indagando particolari forme dellarchitettura del nostro tempo; si è proposto, invece, di elaborare strumenti poetologici atti a gettare una sonda sensibilissima nella ontologia del fare, del costruire, dellin-ventio, dellimmaginazione materiale. Il volume si configura come una sorta di sguardo attraverso, rivolto a piegare, a dispiegare, a ripiegare i grandi processi di trasformazione che, soprattutto dalla seconda metà del Novecento, hanno ridisegnato la storia dellabitare, del vivere e delloperare del nostro tempo...» (Dalla Prefazione di Aldo Trione)
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