La rappresentazione del lager nazista è stata una delle più grandi sfide per la cinematografia del secondo dopoguerra. Una sfida che ha comportato strategie narrative, scelte formali e dilemmi etici legati allo sguardo con il quale il cinema si è rapportato ai campi. Attraverso unindagine comparativa di una serie di opere audiovisive e fotografiche, la presente ricerca ricostruisce limpervia strada percorsa da diversi cineasti alla ricerca della giusta distanza per ripensare, riprendere e rappresentare le barbarie dei campi. Dalla stroncatura di Kapò firmata Rivette allamericanizzazione del racconto, dalliconoclastia del Lanzmann di Shoah all«uscita dal nero dellirrapresentabile» de Il figlio di Saul, la ricostruzione storico-filmografica viene affiancata dal coevo dibattito critico-filosofico. Un percorso che muove dalla liberazione (le immagini-prova), passando per lera del testimone fino alle più recenti tesi sulle potenzialità inespresse dellarchivio (Didi-Huberman).
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