Gli inizi del Novecento furono segnati da terremoti, eruzioni, massacri bellici, disastri che il cinema ha subito raccontato e documentato alimentando la sensazione collettiva dell’imminente apocalisse. La messa in scena visiva delle catastrofi solleticava certamente il gusto morboso delle platee dei cinema, ma accentuava anche la paura del presente. Il cinema apocalittico è a suo modo l’espressione del trauma della modernità trionfante, la concretizzazione visiva del pericolo immaginato e delle inquietudini sociali. In un certo senso, ciò che questi film fanno è “predire il futuro†mettendolo in scena: non rivelano quel che avverrà , ma quel che potrebbe accadere dilatando iperbolicamente l’immaginazione del rischio. Le narrazioni delle apocalissi sono, in fondo, delle proiezioni esasperate del presente, sono film che “vedono†ciò che è impossibile vedere, e chi le racconta è un “superstite†delle proprie visioni della catastrofe.
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