Leconomia può essere una scienza pura? È una questione che riguarda sia il metodo che loggetto della scienza economica, apparentemente risoltasi con la scelta di dotarla di fondamenti matematici rigorosi. Ma a questo punto si affacciano ulteriori interrogativi: nella ricerca della perfezione analitica leconomia dissolve la sua utilità ? O, al contrario, nel suo voler essere una scienza utile smarrisce rigore e sistematicità ? Sono queste alcune delle domande a cui indirettamente rispondono gli economisti italiani tra la metà del Settecento e il primo Novecento. Per la tradizione di pensiero che va da Pietro Verri fino a Carlo Cattaneo sviluppo e incivilimento costituiscono un unico oggetto di riflessione e di azione. Tra Otto e Novecento Vilfredo Pareto e Maffeo Pantaleoni - importanti promotori e protagonisti della svolta purista delleconomia - discutono sulla possibilità di analizzare lo sviluppo insieme economico e sociale nellambito della scienza economica. Le loro risposte sono differenti: Pareto approda alla sociologia; Pantaleoni ritiene di poter studiare anche fenomeni molto complessi senza allontanarsi dalleconomia. La questione della natura «pura» o «sociale» delleconomia come scienza resta dunque controversa. In questi stessi anni una componente rilevante del pensiero economico italiano mostra una chiara propensione a riflettere sul rapporto tra teorie e politiche guardando insieme alleconomia e alla società , sollecitata in questo anche dallemergere della questione sociale. Ben prima che ne siano precisate le definizioni concettuali, appare evidente in questi percorsi che le forme di capitale immateriale - umano, sociale, culturale - imprescindibili per lo sviluppo, trovano spazio e cittadinanza nei contributi di chi continua a considerare leconomia una scienza sociale utile.
error Non è stato possibile inviare il tuo giudizio sulla recensione