In numerose, memorabili occasioni (saggi, mostre, lezioni universitarie) lo storico dellarte Francesco Arcangeli ha illustrato quel «rapporto radicale con il mondo della natura» che, secondo lui, dal tardo medioevo e con esiti sino ai suoi giorni, aveva fortemente e indelebilmente caratterizzato larte di Bologna e più in generale della pianura padana. È stato anche partendo da queste suggestioni ricevute già in giovinezza nellaula universitaria e divenute radicate convinzioni (poi rafforzatesi attraverso lo stretto rapporto stabilitosi con Paolo Prodi e la lettura dei suoi fondamentali studi sul cardinale Gabriele Paleotti dai quali emergeva pure limportanza della figura del naturalista Ulisse Aldrovandi), che lautore ha dedicato buona parte della sua attività di ricerca - uscendo, almeno in parte, dallo specifico campo della storia dellarte - alle modalità con le quali si è svolto lo studio della natura nellarea emiliano-romagnola nel corso delletà moderna. I saggi raccolti nel presente volume, pur se scritti per occasioni e in tempi diversi, rientrano in questo filone di ricerca e, più in particolare, hanno cercato di illustrare i due strumenti fondamentali che hanno consentito agli studiosi dellepoca di progredire nel campo della storia naturale: la collezione e la raffigurazione di animali, piante e minerali.
error Non è stato possibile inviare il tuo giudizio sulla recensione