Maurizio Ambrosini analizza le sceneggiature di Paolo e Vittorio Taviani in quanto terreno di elaborazione dell'intreccio e della narrazione filmica, trascrizione di una 'regia virtuale', attraverso una scrittura di carattere performativo proiettata nell'attualità dell'incontro fra lo sguardo e la scena, la macchina da presa e le azioni, i personaggi, gli oggetti e i luoghi.
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