Susan Sontag afferma che “nell’Ottocento c’è una eroicità della malattia, del negativo, del male, un’affermazione dell’io attraverso la sua distruzioneâ€. In un dialogo serrato con la psichiatria e l’antropologia otto-novecentesca questo saggio riccamente documentato affronta il tema di come l’idea fissa (in particolare forme maniacali, allucinazioni e perversioni) sia al motore ispiratore, centro e cuore pulsante della produzione letteraria di numerosi scrittori come Maupassant, Henry James, Joseph Conrad, Balzac per arrivare a Poe e Dostoevskij. Perché ieri come oggi la letteratura e le arti danno forma (e senso) alle esperienze di tutti i giorni, che siano di salute o malattia.
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