Solo i santi hanno laureola? O anche i geni? Ma i geni non sono santi, sono peccatori, e laureola non brilla sulle loro teste. Dove cercare allora laureola di Fellini? Negli incubi, nellerotismo, nelle angosce dei suoi sogni? Nelle paure, nellassillante ritrovarsi imbrattato dai propri escrementi, nel non sapersi sottrarre alle tante piccole perfidie? No, la devi cercare solo quando il sogno lo conduce nei cieli. Fellini utilizza il cielo come un pittore utilizza i suoi colori per il capolavoro. Lui simmagina, si vede e si disegna come il Dio Eolo galleggiante tra le nubi. Forse il cielo lo ha già designato. Forse. Ma cè un suo gesto a confermarlo; una catena di gesti, misteriosi, istintivi, coatti, e quindi inconsapevoli, nel percorso della sua mano quando traccia fisicamente, sulle pagine del suo trentennale librone, i segni dei suoi sogni. In quel gesto lui è libero da tutto, è incoercibile, niente lo può influenzare, men che mai la sua volontà impotente: quei segni stessi lo proiettano verso il cielo, nel suo spirito che trionfa cè laureola. Lo spirito di un genio peccatore che si pone in attesa dellultima deliberazione del suo Dio.
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