Riprendendo e sviluppando, anche in considerazione dellattuale situazione storico-sociale e dei più recenti sviluppi delle scienze dei segni e del linguaggio, le tematiche oggetto delle precedenti pubblicazioni nella collana Athanor. Semiotica, Filosofia, Arte, Letteratura, questo libro si propone di considerare insieme il contributo, a livello scientifico e sul piano della realtà storico-sociale, proveniente dai maestri di segni e costruttori di pace. Queste due qualificazioni in molti casi coincidono: possiamo citare sotto tale riguardo filosofi e semiotici quali Charles Peirce, Victoria Welby, Roman Jakobson, Michail Bachtin, Charles Morris, Ferruccio Rossi-Landi, Giuseppe Semerari, Adam Schaff, Emmanuel Levinas, Massimo Bonfantini, Roland Barthes, Julia Kristeva... Tale coincidenza è dovuta al fatto che chi si occupa di segni e di linguaggi si rende facilmente conto che perché ci sia un segno ce ne vuole un altro che interpretandolo ne dica il significato, sicché esso sempre vive e funziona nel rapporto di alterità . La vocazione dei segni, compresa la parola, è linterpretazione altrui, la traduzione, lincontro con altri segni, con altre parole, il dialogo, lascolto. In questo senso cè, nella natura dei segni e delle parole, lorientamento per una sorta di pace preventiva. Ciò può in qualche modo spiegare linteresse e lorientamento, da parte di chi si occupa di semiotica, di filosofia del linguaggio e, in generale, di scienze dei segni, per il dialogo, per lascolto, per il vivere insieme — con gli altri qualsiasi sia lidentità e lappartenenza comunitaria — che possiamo chiamare, con Emmanuel Levinas, pace preventiva.
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