In questo volume si esplora un tema incandescente dell'attuale agenda politico-filosofica: il ruolo pubblico della religione nelle democrazie liberali. Gli autori cercano una via intermedia tra due chine egualmente perniciose: da un lato, il radicato sospetto che circonda, nelle società aperte, la professione di valori 'non negoziabili'; dall'altro, l'apologia della differenza culturale che finisce per disconoscere il senso della comunanza nell'umano largamente attestata da tutti i grandi retaggi sapienziali. Contro la 'neutralità liberale' si scommette sulla possibilità di una benefica 'fusione di orizzonti', in un regime di ospitalità e di fiducia reciproca.
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