Nel 1992 un gruppo di neuroscienziati dellUniversità di Parma annunciò la scoperta di una nuova classe di cellule nella corteccia motoria dei macachi. Queste cellule, in seguito battezzate «neuroni specchio», rispondevano allo stesso modo sia che la scimmia compisse in prima persona unazione motoria, sia che osservasse unaltra scimmia compiere quellazione. Si affacciò subito lidea che questi neuroni avrebbero permesso alle scimmie di comprendere le azioni dei loro simili simulando nel proprio cervello le azioni che vedevano compiere, cioè in qualche modo «sentendole», come se fossero loro stesse, effettivamente, a compierle. Col tempo lidea si è dimostrata talmente seducente che presto i neuroni specchio hanno abbandonato i macachi e sono approdati nella testa degli uomini, causando una vera tempesta tra gli scienziati di tutto il mondo. Un fiume in piena di studi ha da allora invocato queste cellule miracolose per spiegare praticamente ogni cosa: levoluzione del linguaggio, lo sviluppo dellempatia umana, le basi neurologiche dellautismo, e poi la schizofrenia, labuso di droghe, lorientamento sessuale, la contagiosità dello sbadiglio e molto, molto altro. Forse troppo. Gregory Hickok riesamina criticamente lintera vicenda. Muovendo da un corpus imponente di osservazioni, dagli studi sul comportamento animale fino alle moderne tecniche di neuroimaging, Hickok sostiene che le basi teoriche dei neuroni specchio in realtà non reggono di fronte allevidenza sperimentale. Ci sono altre possibili interpretazioni, che lautore espone con competenza e semplicità , che sembrano più promettenti. Il mito dei neuroni specchio fornisce una storia molto istruttiva su come procede lindagine scientifica e ci regala intuizioni profonde sullorganizzazione e le funzioni del cervello umano e sulla natura della cognizione e della comunicazione.
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