Intellettuale eclettico, Domenico Comba con la sua epistola manifestò il dissenso alla marcia su Roma del 22. Lintento sermoneggiante rivolto tanto a Prezzolini e a «coloro che non se la bevono» tanto al gruppo di rivoluzione liberale, imputava la deriva politica allo sfrenato relativismo e invocava un cattolicesimo che in Cristo riconosceva la sintesi della «storia intera dellumanità ». Riletto oggi, diviene testo sintomatico della faglia che andava aprendosi sullimpegno degli intellettuali contro il fascismo e che di lì a poco avrebbe spinto lo stesso Gobetti a «salvare la dignità » fino al sacrificio estremo.
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