Quando si pensa allinizio dei megafestival rock, alla fine degli anni Sessanta, il pensiero corre in fretta verso Woodstock, nel luglio 1969. Tuttavia qualcosa di diverso accade già un anno prima, nellEuropa della contestazione. È il 31 agosto 1968 quando, in un concerto in mezzo al verde, diecimila freak applaudono musicisti beat, pop e folk, dagli statunitensi Jefferson Airplane ai britannici The Pretty Things, Smile, Tyrannosaurus Rex e molti altri: si consacra alla storia del rock lIsola di Wight, splendida location britannica sulla Manica, vicino alla costa francese. Da allora lIsle of Wight Festival vanta due edizioni successive fenomenali: nel 1969 cè il ritorno in scena del mitico Bob Dylan, seguito o preceduto fra gli altri da Joe Cocker, Richie Havens, King Crimson; e nel 1970 il trionfo con Jimi Hendrix e Jim Morrison, oltre la presenza in cartellone del gotha pop-rock tra Chicago, The Who, Joan Boaz, Donovan, Procol Harum, Joni Mitchell, Leonard Cohen, Sly and the Family Stone, Emerson Lake and Palmer, Jethro Tull, Mungo Jerry e circa settecentomila fan in delirio. LIsola di Wight torna essere protagonista della musica giovanile solo nel 2002, e da allora ogni estate si alterna il meglio del sound generazionale. Ma per tutti rimarranno impresse le edizioni 1968, 1969, 1970, che fanno cantare ai Dik Dik «sai cosè lisola di Wight, è per noi lisola di chi ha negli occhi il blu della gioventù, di chi canta hippy, hippy, hippy». In questo libro, tra band e solisti, jeans e minigonne, danze e spinelli, utopie e desideri, laffascinante racconto di unepopea che rivoluziona, sul Vecchio continente e poi nel mondo intero, non solo la canzone, ma anche limmaginario collettivo, il modo di vivere, pensare, vestire, amare, di chi allora aveva solo ventanni o anche meno.
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