A Roma, nel 2006, sul Gianicolo si incontrano due paesani. Sono lì per ragioni diverse, come del resto sono diversi Dominique Antonacci e Giuseppe De Santo, ma ciò che li unisce è profondo. La voglia di suonare e il bisogno di farlo in un certo modo, con analoga generosità e una visione composita che vira a sud. Nasce il progetto Terraròss e non si ferma: muta, accoglie compagni di viaggio; alcuni salpano, altri li fiancheggiano. Immenso lavoro, costante umiltà , inaspettata popolarità mediatica (l’apprezzamento di Madonna fa molto parlare di loro) e sudata popolarità di piazza. E poi quando sembrano aprirsi ulteriori nuove strade arriva lo stop del Covid. Alla fine oggi (che sembra piuttosto un nuovo inizio) i dodici protagonisti che si raccontano in questo libro si propongono come una realtà anomala e affascinante della musica italiana. Riconoscibile ma non necessariamente etichettabile. Non solo folk, non solo regionale, non per forza di genere. Puglia, certo, ma quella che sa abbracciare il mondo.
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