In questa opera i medici di famiglia spiegano che forse per gran parte dei diabetici la soluzione è nel riconoscere che il vero 'centro' è il paziente stesso, e non il CAD; e che il MMG, più vicino al paziente-centro e alla famiglia, è forse colui che più può incidere sulle variabili 'qualitative' che si frappongono tra i numeri della diagnosi e le decisive modifiche comportamentali. Il diabete è un esempio centrale della tendenza che unisce il predominio della tecnica, dei numeri ai rigidi protocolli. La diagnosi si basa su semplici regole matematiche (ad esempio: 'almeno due glicemie uguali o superiori a 126 milligrammi'). Il monitoraggio poggia sui 'pilastri' dei valori quantitativi dell'Emoglobina glicata e dell'LDL. Questo processo in qualche modo spinge medici e pazienti verso Centri di riferimento specialistici di II e III livello, i CAD (Centri Antidiabete) degli ospedali. Il passo poi è breve tra ruolo dei Centri e centralità della medicina specialistica e tecnologica. Ma questo apparente trionfo della 'delega' non è senza costi. Intanto la prevenzione arranca, i casi aumentano, i costi lievitano, e gli stessi numeri resistono: in effetti molti pazienti non sono ancora in 'range' e hanno una 'scarsa compliance'. Gli autori, MMG e Specialisti insieme, spiegano che una medicina generale rinnovata e organizzata in team, può evitare rischi sia di solipsismo e auto-referenzialità sia di delega in bianco agli specialisti.
error Non è stato possibile inviare il tuo giudizio sulla recensione