Nella Ferrara ebraica, tra nebbia e segreti spaventosi, Girolamo Svampa è alle prese con un vero e proprio enigma. Tanto sconcertante da mettere a dura prova la sua formidabile razionalità . Anno Domini 1626. Uno spirito malvagio si aggira per lex capitale estense. Molti lo credono il malach ah-mavet, langelo della morte. Di sicuro è un assassino spietato, che profana i corpi delle vittime per compiere un rituale arcano. Lincarico di fermarlo è affidato allinquisitore Girolamo Svampa, che il SantUffizio, stanco della sua condotta ribelle, vuole allontanare da Roma. Giunto in città , il frate domenicano dovrà far luce su un mistero reso ancora più oscuro dagli apparenti legami con la qabbalah. Intanto, lautore dei delitti continua a nascondersi nelle vie anguste del ghetto, autentico «serraglio» in cui è stata rinchiusa una comunità di millecinquecento persone tra sefarditi, aschenaziti e italkim. Ma non saranno solo gli omicidi a tenere occupato lo Svampa. Perché nella vicenda si inserirà anche Margherita Basile, ammaliante donna dintrigo della corte papalina, e il suo intervento risulterà quanto mai decisivo. «Posata la lanterna, Solomon Cordovero singinocchiò davanti allalbero, affondò le dita nella terra e iniziò a scavare. Il pozzo delle anime, lo chiamava Ramak. Cordovero avrebbe dovuto aprire il pozzo delle anime e immergersi nelle sue acque più profonde. Abbandonarsi allo yihud e diventare un tuttuno col respiro divino che attraversava il mondo dei vivi e quello dei defunti. Così pensava, diviso tra lestasi mistica e il fetore della terra che gli saliva alle narici, quando, allimprovviso, la più crudele delle carezze gli corse lungo la schiena. Non un lamento gli uscì dalla bocca. Solo lesclamazione atterrita di chi viene sopraffatto dallinconoscibile. Perché prima del dolore, prima che le sue vertebre venissero snudate come semi di un frutto maturo, aveva avvertito la presenza del malach ah-mavet. Langelo della morte».
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