Pensare nel coerente rigore della libertà: un compito sempre più disertato non redditizio - dai 'filosofi', dediti al perfezionarsi nella 'virtù' del compromesso sotto le specie del più liberante anticonformismo. Ne consegue l'autoannichilimento della filosofia stessa come l''inutile' da annullare nel crogiolo dell''utile': e l'utile, assolutizzato, rende superflua in quanto insensata la vita stessa che si sia sgravata le spalle da ogni problema di principi primi e di fini ultimi e abbia cristallizzata l'indifferenza ad essi. Il contravveleno a un simile esiziale squallore, per di più globalizzato, è impegnare coerentemente l'interezza di sé - in intelletto d'amore - nella tensione all'essenziale, all'ottimo, al 'conformarsi' alla forma. Gli 'intellettuali' che si considerano tali nella misura in cui hanno consumato ogni 'disincanto' rispetto all'intelligenza metafisica - i nemici della forma, del logos - sono solo modelli dell'idolatria dominante, infantilisticamente 'analfabeta', dittatura disintegratrice del calcolatissimo gioco fra la dea moda e il dio mercato.
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