Siamo in guerra. In guerra contro la verità , in guerra per la verità , in una guerra che sembra aver sconvolto quel poco che resta delle nostre intuizioni su ciò che è vero e ciò che è falso, in una cacofonia di voci che dicono tutto e il contrario di tutto. Non è una guerra nuova. È una guerra cominciata con la filosofia occidentale, la stessa guerra che Platone combatteva contro i sofisti della città , i venditori di incertezza che sovvertivano le coscienze dei cittadini impedendo loro di contemplare l’accordo armonico tra mente e fatti. Oggi la filosofia è ben più scettica sull’esistenza della verità come qualcosa al di fuori di noi, che la mente può riuscire a contemplare con l’esercizio virtuoso delle sue facoltà . Eppure la verità non è scomparsa dai nostri discorsi e dalle nostre preoccupazioni: è alla base delle nostre posizioni politiche, delle nostre decisioni di agire, del nostro senso morale. Ma che cos’è oggi la verità ? È una nozione indipendente dalla politica o ne è parte integrante? La questione investe la scienza, che non è più indipendente e neutra rispetto agli interessi e ai valori della società , così come la politica e il concetto di democrazia e di tecnocrazia. Da dove viene l’autorità degli esperti? Ha ancora senso ascoltarli? Che differenza c’è tra persuasione politica legittima e propaganda illegittima? Mai come nell’era della post-verità , la nozione di verità , così vaga, misteriosa, quasi metafisica, è centrale per capire come agire, che cosa credere e a chi credere.
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