Il richiamo dei picchi alpini e del sole accecante dalta quota è forte, una passione che accompagna Arthur Lochmann sin dai suoi ventanni, parallelamente agli studi in Filosofia. In questo libro, il racconto del suo ritorno in montagna in compagnia dellamica Juliette è scandito da spazi di riflessione che dilatano e approfondiscono il rapporto con la pratica dellalpinismo. Il sentiero che porta al rifugio Alberto 1° – itinerario del percorso narrativo di Lochmann – culmina con una vista vorticosa sulla cima dellAiguille du Tour (del gruppo Chardonnet-Tour) sul versante francese del Monte Bianco: è quella la salita che lui e Juliette dovranno affrontare. I riferimenti alla filosofia permettono allautore di accostarsi alle intense sensazioni che dominano il suo corpo durante lo sforzo dellascesa, acuito dagli agguati della vertigine – di cui lautore soffre. La separazione fra mente e corpo che si è prodotta con Cartesio, il sublime di Kant, lesistenzialismo di Sartre e langoscia di Kierkegaard, le voci di questi pensatori risuonano sulla roccia al punto da confondersi con essa e – grazie alla scrittura limpida e vivace di Lochmann – diventano parte integrante della scalata, fornendo ulteriori punti di appoggio per proseguire. Ciò che troveremo una volta raggiunta la vetta sarà il senso di una profonda unità con il mondo sensibile, il gusto inestimabile di ogni minimo passo e inaspettatamente, una trasformazione della vertigine da ostacolo in risorsa.
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