Questo nuovo lavoro di Margherita Pascucci è una riflessione sul capitale come “metafisicaâ€, in quanto sistema produttivo che “si presupponeâ€, e come meccanismo di sfruttamento, in quanto la sua forma di produzione è appropriazione della capacità produttiva altrui. L’analisi muove dalla formazione del denaro e della prima metafisica nell’antica Grecia per poi passare alla struttura teorica del capitale ai suoi esordi, alle sue prime definizioni nel Medioevo come “ragione seminale di lucroâ€, di cui rintraccia la genesi nelle “ragioni seminali†in Agostino e nella metafisica medievale. Le ragioni seminali indicano la capacità della materia di autoprodursi ed è proprio questa capacità , di cui il capitale si appropria, che viene investigata. Seguendo lo svilupparsi di questa seminalità , con una attualizzazione tematica che ne percorre alcune espressioni storiche – l’usura, le prime leggi sulla povertà , la formazione dei Monti di pietà –, si affronta poi la lettura che nel Novecento Alfred Sohn-Rethel prima, e Gilles Deleuze e Félix Guattari poi, hanno dato del capitale come meccanismo di sfruttamento e “presuppostoâ€. L’infrastruttura del meccanismo di sfruttamento che caratterizza il capitale come sistema produttivo viene mostrata anche nella struttura della conoscenza astratta e della formazione della soggettività . A fronte di questa analisi, l’autrice propone alcuni dispositivi di affrancamento dal meccanismo di sfruttamento stesso: un “coefficiente di produzione della disuguaglianza†– che sviluppa il concetto del saggio di sfruttamento in Marx – come l’impronta della produzione di povertà da parte del capitale, e una nuova figura teorica di segno affermativo, il “più di essereâ€, ossia un plusvalore che torna sul lavoratore.
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