Dedicato alla via moderna della teologia, il volume ne ritrae le figure e le espressioni sintomatiche: proprio per questo, se la trattazione non è esauriente, risaltano tuttavia chiaramente lo spirito e l'orientamento che hanno contrassegnato quella stagione teologica. Alla via antiqua, o alla 'Scolastica' - che, dopo aver conosciuto un'epoca d'oro, si era venuta esaurendo in aridi formalismi e ripetitività -, succede la 'critica', che mette in discussione il concetto di 'scientificità' e la natura 'speculativa' della teologia, per un ritorno metodologico alle sue fonti, ossia alla Tradizione, e perciò primariamente alla Scrittura e ai Padri. È quanto, in misura e sensibilità diverse, troviamo in Ockham e in Biel, in Erasmo e in Nicolò Cusano, per giungere al Maldonado, con la sua figura di teologia ampiamente elaborata e profondamente rinnovata. Nel medesimo contesto nasce il celebre De locis theologicis libri XII di Melchior Cano, in cui si illustrano i fondamenti del procedimento argomentativo della sacra doctrina e a cui si conformerà o si ispirerà la successiva manualistica, mentre riceve stimolo a rinnovarsi la teologia tomista, segnata certamente dall'acutezza dei grandi commentatori, ma pure non immune da 'miseria'. L'ultimo contributo studia il tema 'poesia e teologia'. Già considerato nelle precedenti epoche teologiche, esso è qui proseguito per i secoli dal XII al XV, con l'esame degli argomenti e dei materiali a difesa della poesia anche nell'espressione del mistero.
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