Se esiste una forma d’espressione capace di veicolare il mistero «che si agita da sempre nel cuore di ogni realtà fenomenica» e di farsi tramite di quel «Sacro mai realmente catturabile a parole», quella è l’arte, e, più precisamente, l’arte astratta. Quella di Vasilij Vasil’eviÄ Kandinskij e Kazimir SeverinoviÄ MaleviÄ, capiscuola indiscussi del movimento astrattista primonovecentesco e tra i primi a confrontarsi con la sponda invisibile, ineffabile del mondo. Di Pierre Soulages, erede radicale di quella grande esperienza, “maestro del nero†deciso a scandagliare la sorprendente capacità del buio di divenire fonte di luce. Bellantone e Donà raccontano le opere di questi tre protagonisti dell’arte contemporanea e ne ripercorrono le prospettive estetiche – dal concetto stesso di astrazione a quello di opposizione assoluta –, dimostrando come l’evento artistico sia in grado di spingersi in territori che neanche il discorso filosofico riesce a penetrare.
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