Pensata come risposta alla questione capitale della 'Critica della ragion pura': 'che cosa e in che misura possono conoscere intelletto e ragione indipendentemente da ogni esperienza?', la deduzione trascendentale dei concetti puri dell'intelletto è in realtà uno dei luoghi più tormentati dell'opera. Le tensioni che l'attraversano non vengono qui comprese e risolte a partire dall'esito gnoseologico ed epistemologico del criticismo, ma ricondotte piuttosto alla loro radice, che è nella natura della ragione pura finita.
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