31 dicembre, pomeriggio: in attesa della notte in bianco, Riente va a letto per un sonnellino. Riapre gli occhi undici ore dopo. Dovrebbe essere già il 2020, ma il tempo sembra essersi attorcigliato su se stesso, immerso in un'atmosfera fanta-filosofica, in cui il quotidiano onirico si scontra con la 'cruda realtà' della fantasia. Da qui in poi, inizia un'improbabile indagine alla ricerca dell'anno svanito, sorretta da un'onnipresente colonna sonora, e da una 'voracità' lessicale che attinge dai linguaggi della poesia, della scienza, della musica, del cinema e dell'informatica. Uno stile pop-reazionario che, tra dialoghi fulminanti e squarci di cinico sarcasmo, insegue il falso movimento di un mondo, dove 'non c'è più religione, ma tanta spiritualità'. Una società paradossale, dove tutti i discorsi lasciano il tempo che trovano e dove 'tutto ciò che è complicato, diventa semplice, mentre tutto ciò che dovrebbe esser semplice, diventa all'improvviso tremendamente complicato'.
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