Le particolari caratteristiche dell’acqua – quale “bene che scorre†– la rendono insofferente agli schemi giuridici tradizionali, tanto da identificare il bene acqua con il bacino imbrifero di riferimento, che acquisisce indirettamente tutte le prerogative e le tutele dell’acqua che vi è contenuta. Di conseguenza, quando il suo bacino si trova in un terreno di dominio collettivo, i corpi idrici rientrano a pieno titolo tra i beni di uso civico, non solo in termini giuridici, come proprietà collettiva, ma anche in termini economici, considerando che come tutti i beni civici essi hanno – tra i precipui scopi – proprio quello di essere conservati per poi essere trasmessi alle generazioni future. L’incrocio fra il tema dei domini collettivi e quello dell’utilizzo delle risorse idriche genera numerose e delicate questioni giuridiche spesso attraversate dalla dialettica “pubblicoprivatoâ€. La centralità della risorsa idrica per la stessa esistenza umana, oltre che per la crescita economica di un Paese, pone inevitabilmente la necessità di conciliarne usi esclusivi e diritti collettivi.
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