Alcuni gestori sono soliti esercitare penetranti poteri organizzativi allinterno delle piattaforme digitali, coordinando le attività individualmente svolte dagli utenti per offrire al pubblico un prodotto di consumo in tutto simile - per esempio - a un servizio di trasporto o di hôtellerie. Tali dinamiche, tuttavia, non sembrano essere adeguatamente riflesse allinterno dellordinamento giuridico europeo, che disciplina le piattaforme alla stregua di semplici mercati digitali, in cui gli utenti possono liberamente negoziare tra loro in assenza di costi transattivi (Regolamento (UE) 2019/1150). Di qui, il rischio di arbitraggi regolamentari a danno delle imprese “tradizionaliâ€: invero - pur svolgendo spesso unattività analoga - i gestori sembrano sfuggire allapplicazione dei cc.dd. statuti speciali dimpresa, beneficiando altresì di un tendenziale regime di irresponsabilità per i contenti pubblicati allinterno dei loro sistemi (artt. 6 e 8 Digital Services Act). Per altro verso, il concreto funzionamento delle piattaforme sovraespone gli utenti a dinamiche concorrenziali e sembra pertanto essere allorigine di una dissociazione tra rischio e profitto dimpresa che né il diritto antitrust né il più recente Digital Markets Act sono in grado di correggere. Allanalisi di questi problemi è dedicato il presente lavoro, che si popone di identificare la disciplina applicabile alle piattaforme digitali muovendo da unattenta considerazione degli aspetti economici e sociologici che caratterizzano tale fenomeno.
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