Strumento di lavoro, macchina di allenamento, mezzo di scoperta o puro divertimento, la bici è stata cantata dalla voce di poeti, giornalisti e scrittori: da Hemingway a Salgari a Gabriel GarcÃa Márquez, ciascuno testimone di un mondo che cambia. Di questo tratta il nuovo libro di Claudio Gregori. Certo, si parla di Giro e Tour, con Brera e Buzzati, Colette e Anna Maria Ortese. Ma si lotta anche per la vita con Zola e Quiroga, con Beckett e Fallaci. Si sorride con Mark Twain e Jerome K. Jerome, con Campanile e Guareschi. Si pedala con fervore insieme a Pasolini, Montale e Neruda. «Ne avevo visti di scalatori» scrisse Orio Vergani, assistendo alla prima indimenticabile vittoria di Fausto Coppi. «Ma, adesso, vedevo qualcosa di nuovo: aquila, rondine, alcione, che sotto alla frusta della pioggia e al tamburello della grandine, le mani alte e leggere sul manubrio, come ignorando la fatica, volava, letteralmente volava su per le dure scale del monte». La bici è rapida, ha le ali. E come in E.T. l’Extraterrestre, attraversa la foresta oscura nel cielo stellato per portarci in alto verso la luna. E di lassù ci fa ammirare il dono meraviglioso della vita.
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