Pensieri, descrizioni e poesie raccolte in un taccuino, l’indole da ingegnere rompiscatole che quotidianamente si trova a cozzare con la complementare abituata a fantasticare sui colori degli intonaci e sul contenuto di pagine ingiallite e profumate di vecchi libri di poesie. Il caos organizzato della città , la struggente eppur consolante monotonia della provincia, la fine di un amore: mi sono così trovato spinto a dar libero sfogo a pensieri, speranze ed alle tristi constatazioni della realtà , mai però senza un pizzico (q.b.) di ironia. Questo libro non vuol essere un omaggio alla sati ra pungente e descritti va di Flaiano, Cecchi, Waugh e Longanesi, né tantomeno un inno alla sensibile irrequietezza di Michelstaedter e Campana. È piuttosto un diario a mo’ di taccuino pensato per esser letto a spizzichi e bocconi o anche tutto dun fiato nel corso dun viaggio in treno, possibilmente poco veloce e sgangherato. Comprende una sessantina di poesie e qualche riflessione estemporanea, il tutto legato – più o meno evidentemente – da un paio di fili rossi.
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