La storia umana del tempo non ha mai ruotato esclusivamente intorno al momento e alla quantità ma anche intorno alla durata e alla qualità. Borst racconta i secoli, dai greci ai romani fino al nostro e racconta come nel loro corso siano andati modificandosi il concetto e la misurazione del tempo. Si interroga all'esordio su quale sia il rapporto reale fra i termini 'computus', 'conto' e 'computer'? E nel finale trae la conclusione che i computer, pur capaci di calcoli sofisticatissimi e velocità prodigiosa, sono tuttavia incapaci di autocoscienza e di autonoma volontà.
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